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04 Luglio 2019.

Laboratorio per adulti_un’estate italiana

Un’estate italiana

Giovedì 4 luglio 2019
20.00 – 22.30

Notti magiche è il titolo della mostra in corso alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, curata da Giorgina Bertolino e Irene Calderoni. La collettiva raccoglie una selezione di opere degli anni novanta di artisti italiani, tra cui Maurizio Cattelan, Mario Airò, Stefano Arienti, Vanessa Beecroft, Paola Pivi, appartenenti alla Collezione Sandretto Re Rebaudengo.

Per questo laboratorio chiediamo ai partecipanti di portare un oggetto, un film, un libro, una canzone o più in generale una traccia rappresentativa di questo decennio: un periodo di transizione che sembra aver lasciato in ciascuno di noi nostalgie, sensazioni, ricordi così come insofferenze e rimozioni. Nel corso dell’attività, proveremo, attraverso libere associazioni di idee e suggestioni, a creare legami, connessioni e interferenze tra il nostro ricordo e le opere degli artisti.

Un’estate italiana è un laboratorio dedicato a giovani e adulti e a tutti coloro che desiderano trascorrere una serata al museo svolgendo un’attività in gruppo, basata sulla relazione diretta, personale e creativa con le opere esposte.

Il laboratorio è realizzato grazie al contributo della Regione Piemonte.

La partecipazione è gratuita. I posti sono limitati e si richiede la prenotazione.
Giovedì 4 luglio, ore 20.30
Per informazioni e iscrizioni: dip.educativo@test.fsrr.org, 011-3797631

27 Giugno 2019.

POST. L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità sociale di Francesco Bonami

La Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, il 27 giugno, alle 18.30, presenta “POST, l’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità sociale” di Francesco Bonami.
Insieme all’autore Luca Beatrice, critico d’arte e curatore.

Ingresso libero. Si consiglia la prenotazione: rsvp@test.fsrr.org, +39 011 3797602

L’arte non è più un linguaggio per pochi. È diventata uno sfondo per la nostra immagine sociale e per questo può farci capire come sta cambiando il nostro mondo. 

Da misteriosa sconosciuta da scrutare, scoprire e svelare, l’opera d’arte è diventata uno sfondo, un panorama, un accessorio alla nostra esperienza. Se in passato potevamo pensare di condividere l’esperienza dell’artista con la nostra esperienza di spettatore, oggi
i protagonisti assoluti siamo noi. L’arte è ormai un punto di riferimento come altri. È diventata una qualunque tra le tantissime prove schiaccianti della realtà che utilizziamo per dimostrare che esistiamo, che ci muoviamo, che viaggiamo.
Così molte opere d’arte contemporanea rimangono lì a guardare le nostre spalle, accettano di farsi usare e abusare. Si tratta di opere in cui l’arte ha deciso di rinunciare alla sua sacralità e alla sua aura per trasformarsi in gioco, illusione ottica, trucco.
Oggi il museo è diventato una zona franca dove ogni cosa è permessa, dove tutto cambia la propria funzione.

Cosa racconta questa rivoluzione della nostra società? Il mondo in cui viviamo sta cambiando. Le sue regole, i suoi codici, la nostra postura non saranno più gli stessi.

E poiché l’opera di ogni artista è uno specchio dei mutamenti profondi che riguardano la vita di tutti i giorni, Francesco Bonami compie un viaggio attraverso l’arte che diventa sempre più autonoma dall’opera e si trasforma nello sfondo della nostra
esistenza nella società.

L’AUTORE Francesco Bonami è un critico e curatore di fama internazionale. Tra i suoi libri: Lo potevo fare anch’io. Perché l’arte contemporanea è davvero arte (2007), Dopotutto non è brutto
(2010), Si crede Picasso (2010),Maurizio Cattelan. Autobiografia non autorizzata (2011) e L’arte nel cesso (2017).

05 Giugno 2019.

Inaugurazione Notti Magiche e Here not Here

NOTTI MAGICHE. ARTE ITALIANA ANNI NOVANTA DALLA COLLEZIONE SANDRETTO RE REBAUDENGO
A cura di Giorgina Bertolino e Irene Calderoni
5 giugno – 29 settembre 2019

Italia ’90: il nuovo decennio inizia con il campionato mondiale di calcio. Negli stadi di dodici città si canta sulle note di Un’estate italiana di Edoardo Bennato e Gianna Nannini. Si canta di regole del gioco, di avventure e di goal (quelli “azzurri” di Totò Schillaci). L’inno cambia titolo e diventa per tutti Notti magiche. La nazionale arriva terza e a sollevare la coppa è la Germania dell’Ovest. Pochi mesi dopo, il 3 ottobre, grazie alla storica unificazione con la DDR, diventerà semplicemente Germania. Il percorso, iniziato con la caduta del Muro di Berlino nel 1989, si è compiuto. Il crollo, festoso e liberatorio, ha inaugurato il decennio e ha aperto uno spazio, che si richiuderà tragicamente con lo schianto delle Twin Towers a New York nel 2001.

Artisti in mostra: Mario Airò, Massimo Bartolini, Vanessa Beecroft, Simone Berti, Maurizio Cattelan, Sarah Ciracì, Giuseppe Gabellone, Luisa Lambri, Margherita Manzelli, Eva Marisaldi, Amedeo Martegani, Paola Pivi, Grazia Toderi, Maurizio Vetrugno

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HERE NOT HERE
Josephine Baan, Emma Brasó, Emily Fitzell, Constantinos Taliotis, Jérôme de Vienne e Stephanie Winter
a cura di Michele Bertolino
5 giugno – 7 luglio 2019

La Fondazione Sandretto Re Rebaudengo ospita Here Not Here, ultimo appuntamento dell’edizione 2018-19 di The Institute of Things to Come, programma itinerante, fondato nel 2017 e curato da Valerio Del Baglivo, che indaga forme di immaginazione speculativa nelle contemporanee pratiche artistiche e curatoriali – attraverso un ciclo di mostre, performance e un programma educativo.

h. 18.15 – 19.15
Tavola rotonda Returning from no/where con gli artisti Josephine Baan, Emily Fitzell, Constantinos Taliotis, Jérôme de Vienne and Stephanie Winter – moderata dalla curatrice Emma Brasò.

h. 19.45 – 20.30
Performance
Versed in the Void di Josephine Baan, performance con Amos Cappuccio e Chiara Cecconello.

30 Maggio 2019.

Laboratorio per adulti_Spazi di resistenza

Giovedì 30 maggio 2019
Ore 20 – 22.30

Monowe è il titolo del progetto in divenire di Ludovica Carbotta (Torino, 1982) ora in mostra alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo ed è anche il nome di una città ideale pensata per un solo abitante: è la forma utilizzata dall’artista per riflettere e mettere in discussione i valori e le istituzioni di una società che sembra sempre più essere vittima dell’iperconnessione ma destinata all’autoisolamento.
Il laboratorio Spazi di resistenza prenderà le mosse da questa mostra e nel corso dell’attività condivideremo le nostre personali forme di reazione nella vita quotidiana all’interno di una collettività. Proveremo a dare forma ai nostri pensieri e alle nostre azioni, realizzando uno spazio, un luogo fisico per esplorare forme di resistenza alternative.

Il laboratorio è dedicato a giovani e adulti e a tutti coloro che desiderano trascorrere una serata al museo svolgendo un’attività in gruppo, basata sulla relazione diretta, personale e creativa con le opere esposte.

Il laboratorio è realizzato grazie al contributo della Regione Piemonte.

La partecipazione è gratuita. I posti sono limitati e si richiede la prenotazione.
Per informazioni e iscrizioni: dip.educativo@test.fsrr.org, 011-3797631

29 Maggio 2019.

Elogio dell’accoglienza di Arrigo Cipriani

La Fondazione Sandretto Re Rebaudengo presenta, il 29 maggio, alle 19.15, Elogio dell’accoglienza (Aliberti Biografie) di Arrigo Cipriani.
Dialoga con l’autore lo scrittore Luca Bianchini.

A seguire degustazione del cocktail Bellini.

Questo libro è un manifesto.
Un manifesto elegante, com’è nello stile del suo autore, Arrigo Cipriani. Ma non per questo meno battagliero di come un manifesto deve essere. Cipriani è uno degli italiani più conosciuti nel mondo. Non è solo il patron dell’Harry’s Bar di Venezia, ma un vero ambasciatore dell’accoglienza Italian Style ai quattro angoli del pianeta, con le sue 27 attività aperte in sessant’anni di lavoro (negli ultimi tempi affiancato dal figlio Giuseppe) e i suoi 3000 e più collaboratori. Il messaggio di questo manifesto è chiaro. Il turismo – che in Italia vale non meno di 70 miliardi di euro l’anno e che rappresenta con il suo indotto quasi il 12% dell’intero PIL – è accoglienza. Non sfruttamento del cliente, come troppo spesso facciamo nel nostro Paese.
«Per sessant’anni l’attività principale del mio lavoro è stata la ristorazione» esordisce Cipriani nel suo libro. «Un’attività essenzialmente di servizio. Tratterò l’argomento servizio legato al turismo inteso come offerta e non come fruizione di un terzo». L’accoglienza è un talento, una virtù, oltre che una cultura. Un talento che noi italiani storicamente possedevamo in misura maggiore rispetto a qualsiasi altro Paese del mondo, e che progressivamente abbiamo smarrito. Questo è l’ammonimento di Arrigo Cipriani, che resta fedele a poche fondamentali regole. La prima, quella di mettere al centro il cliente. Vuol dire trattarlo, più che come semplice turista (parola ormai ambigua e a rischio di negative declinazioni) come ospite. Rispetto, quindi, prima di tutto, e cura dell’ospite che arriva sul nostro territorio. Tradotto in termini pratici, significa proporre un servizio, in qualsiasi situazione o luogo, che sia professionale da una parte, ma non privo di calore umano. Questo assunto fondamentale riguarda tutto il Belpaese, da nord a sud. E prima di tutto Venezia, che con i mali e le degenerazioni del turismo di massa si sta confrontando da decenni ed è ormai giunta al redde rationem finale.
Venezia è Cipriani – e viceversa. Perciò un libro di Arrigo non può non essere anche un omaggio struggente a Venezia; un’elegia, in questo caso, per una città quasi completamente perduta, prima di tutto nel suo capitale umano, gli abitanti. Ma proprio dalla città più bella del mondo può partire la rinascita dell’accoglienza italiana verso tutti coloro che vengono a visitarla. Riformare profondamente la modalità dei servizi turistici a Venezia è un compito al quale Cipriani chiama i giovani, che hanno energie fresche ma devono unire alla passione la dedizione.Dedizione e passione sono il connubio vitale che per- mette di dedicarsi per sessant’anni alla soddisfazione dei clienti. Solo così, è il credo di Cipriani, questo bellissimo e faticoso mestiere può essere «un servizio nella libertà».

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Arrigo Cipriani è nato nel 1932, l’Harry’s Bar di Venezia nel 1931. Il padre di tutti e due: Giuseppe. Arrigo, bettoliere (come ama definirsi) e scrittore, dirige l’Harry’s Bar da 65 anni. Ha scritto undici libri. Dodici con questo. Ama la vita, “un regalo di lusso” dice. Per la sua morte ha già preparato l’incisione per la lapide: “Sto da Dio”.

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