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maggio

28.

Green Box. Un giardino per l’arte contemporanea nel Borgo San Paolo a Torino

Green Box. Un giardino per l’arte contemporanea nel Borgo San Paolo a Torino
28 maggio 2019
dalle 14.30

La Fondazione Sandretto Re Rebaudengo e il Corso di Laurea Magistrale Interateneo in “Progettazione delle aree verdi e del paesaggio” avviano un progetto didattico di ricerca sul tema del giardino Fergat di Borgo San Paolo.
Il 28 maggio 2019 prenderà avvio un progetto che vede il coinvolgimento della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino, centro espositivo, di formazione ed educazione sul contemporaneo, e un pool di 4 prestigiosi Atenei, Università di Genova, Università di Milano, Università di Torino e Politecnico di Torino, riuniti nel programma di studi magistrale sulla Progettazione delle aree verdi e del paesaggio coordinato dal prof. Carlo Tosco (Politecnico di Torino).
Green Box. Un giardino per l’arte contemporanea nel Borgo San Paolo a Torino è un workshop che vedrà impegnati gli studenti della magistrale in un percorso di ricerca, analisi e progettazione che ha come tema il giardino Fergat, spazio verde antistante la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo. Qui il 28 maggio si terrà una conferenza aperta al pubblico che vedrà i contributi di esperti di varie discipline sui temi dell’architettura, dell’arte contemporanea e dell’architettura del paesaggio. A giugno il Castello del Valentino, sede della Facoltà di Architettura del Politecnico di Torino, ospiterà il workshop di progettazione che vedrà gli studenti impegnati nell’elaborazione di proposte di riconfigurazione del giardino, sotto la supervisione del Prof. Alessandro Gabbianelli (Politecnico di Torino) in collaborazione con la prof.ssa Federica Larcher (Università di Torino) e il prof. Marco Devecchi (Università di Torino). Il percorso si concluderà con una mostra dei progetti che aprirà il 18 settembre negli spazi espositivi della Fondazione.
Il giardino Fergat è situato nel Borgo San Paolo a Torino. Dal 1930 al 1977, anno della sua dismissione, l’area è stata occupata dalla società Fergat, produttrice di componenti per auto. Oggi, su quel sito, sorge l’omonimo giardino pubblico, spazio con il quale si relaziona una moltitudine eterogenea di elementi urbani, e la sede torinese della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, fondamentale polo culturale della città. La Fondazione, nata a Torino nel 1995, opera a favore dell’arte e della cultura contemporanea e costituisce un importante osservatorio sulle tendenze artistiche e i linguaggi culturali del presente. L’edificio della Fondazione, progettato da Claudio Silvestrin e aperto nel 2002, è uno spazio museale molto flessibile, un “contenitore” bianco stereometrico dove si svolgono le mostre, le attività e gli eventi artistici che, in alcuni casi, coinvolgono anche il giardino, creando un’affascinante sinergia tra spazio interno ed esterno, opere d’arte e spazio urbano, artisti e cittadini. Il giardino Fergat fa parte di quella densa costellazione di giardini pubblici, parchi urbani e riserve naturali che caratterizzano il territorio torinese e che hanno un grande valore ambientale, sociale e storico-culturale per l’intera area
metropolitana. Risultato dei processi di costruzione e trasformazione urbana, il giardino Fergat, luogo del quotidiano dove si attuano pratiche ordinarie (il gioco dei bambini, la pausa degli anziani, il passaggio dei lavoratori) e si stabiliscono relazioni di vicinato, è di estrema importanza anche nel garantire la sopravvivenza e la coesione di comunità di cittadini.
Il progetto avrà lo scopo di riconfigurare il giardino Fergat affinché si stabiliscano nuove relazioni con l’attività della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo senza perdere la sua natura di spazio urbano che accoglie, in modo inclusivo e flessibile, come una “green box”, sia le pratiche del quotidiano che gli eventi espositivi e le opere d’arte.

29.

Elogio dell’accoglienza di Arrigo Cipriani

La Fondazione Sandretto Re Rebaudengo presenta, il 29 maggio, alle 19.15, Elogio dell’accoglienza (Aliberti Biografie) di Arrigo Cipriani.
Dialoga con l’autore lo scrittore Luca Bianchini.

A seguire degustazione del cocktail Bellini.

Questo libro è un manifesto.
Un manifesto elegante, com’è nello stile del suo autore, Arrigo Cipriani. Ma non per questo meno battagliero di come un manifesto deve essere. Cipriani è uno degli italiani più conosciuti nel mondo. Non è solo il patron dell’Harry’s Bar di Venezia, ma un vero ambasciatore dell’accoglienza Italian Style ai quattro angoli del pianeta, con le sue 27 attività aperte in sessant’anni di lavoro (negli ultimi tempi affiancato dal figlio Giuseppe) e i suoi 3000 e più collaboratori. Il messaggio di questo manifesto è chiaro. Il turismo – che in Italia vale non meno di 70 miliardi di euro l’anno e che rappresenta con il suo indotto quasi il 12% dell’intero PIL – è accoglienza. Non sfruttamento del cliente, come troppo spesso facciamo nel nostro Paese.
«Per sessant’anni l’attività principale del mio lavoro è stata la ristorazione» esordisce Cipriani nel suo libro. «Un’attività essenzialmente di servizio. Tratterò l’argomento servizio legato al turismo inteso come offerta e non come fruizione di un terzo». L’accoglienza è un talento, una virtù, oltre che una cultura. Un talento che noi italiani storicamente possedevamo in misura maggiore rispetto a qualsiasi altro Paese del mondo, e che progressivamente abbiamo smarrito. Questo è l’ammonimento di Arrigo Cipriani, che resta fedele a poche fondamentali regole. La prima, quella di mettere al centro il cliente. Vuol dire trattarlo, più che come semplice turista (parola ormai ambigua e a rischio di negative declinazioni) come ospite. Rispetto, quindi, prima di tutto, e cura dell’ospite che arriva sul nostro territorio. Tradotto in termini pratici, significa proporre un servizio, in qualsiasi situazione o luogo, che sia professionale da una parte, ma non privo di calore umano. Questo assunto fondamentale riguarda tutto il Belpaese, da nord a sud. E prima di tutto Venezia, che con i mali e le degenerazioni del turismo di massa si sta confrontando da decenni ed è ormai giunta al redde rationem finale.
Venezia è Cipriani – e viceversa. Perciò un libro di Arrigo non può non essere anche un omaggio struggente a Venezia; un’elegia, in questo caso, per una città quasi completamente perduta, prima di tutto nel suo capitale umano, gli abitanti. Ma proprio dalla città più bella del mondo può partire la rinascita dell’accoglienza italiana verso tutti coloro che vengono a visitarla. Riformare profondamente la modalità dei servizi turistici a Venezia è un compito al quale Cipriani chiama i giovani, che hanno energie fresche ma devono unire alla passione la dedizione.Dedizione e passione sono il connubio vitale che per- mette di dedicarsi per sessant’anni alla soddisfazione dei clienti. Solo così, è il credo di Cipriani, questo bellissimo e faticoso mestiere può essere «un servizio nella libertà».

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Arrigo Cipriani è nato nel 1932, l’Harry’s Bar di Venezia nel 1931. Il padre di tutti e due: Giuseppe. Arrigo, bettoliere (come ama definirsi) e scrittore, dirige l’Harry’s Bar da 65 anni. Ha scritto undici libri. Dodici con questo. Ama la vita, “un regalo di lusso” dice. Per la sua morte ha già preparato l’incisione per la lapide: “Sto da Dio”.

30.

Laboratorio per adulti_Spazi di resistenza

Giovedì 30 maggio 2019
Ore 20 – 22.30

Monowe è il titolo del progetto in divenire di Ludovica Carbotta (Torino, 1982) ora in mostra alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo ed è anche il nome di una città ideale pensata per un solo abitante: è la forma utilizzata dall’artista per riflettere e mettere in discussione i valori e le istituzioni di una società che sembra sempre più essere vittima dell’iperconnessione ma destinata all’autoisolamento.
Il laboratorio Spazi di resistenza prenderà le mosse da questa mostra e nel corso dell’attività condivideremo le nostre personali forme di reazione nella vita quotidiana all’interno di una collettività. Proveremo a dare forma ai nostri pensieri e alle nostre azioni, realizzando uno spazio, un luogo fisico per esplorare forme di resistenza alternative.

Il laboratorio è dedicato a giovani e adulti e a tutti coloro che desiderano trascorrere una serata al museo svolgendo un’attività in gruppo, basata sulla relazione diretta, personale e creativa con le opere esposte.

Il laboratorio è realizzato grazie al contributo della Regione Piemonte.

La partecipazione è gratuita. I posti sono limitati e si richiede la prenotazione.
Per informazioni e iscrizioni: dip.educativo@fsrr.org, 011-3797631