Isola di San Giacomo. Matt Copson, Fanfare/Lament

Isola di San Giacomo. Matt Copson, Fanfare/Lament

A cura di Hans Ulrich Obrist
7 Maggio 2026 - 12 Settembre 2026

Visite non guidate (libere):
È possibile prenotarsi per l’accesso con visita libera gratuita (durata massima 90 minuti) al seguente link: prenota qui
Le prime date disponibili sono: venerdì 19 e sabato 20 giugno 2026, dalle ore 10:00 alle ore 16:00 (ultimo ingresso). La chiusura sarà alle ore 17:00. In queste date non sono previste visite guidate, ma sarà disponibile il servizio di mediazione culturale dell’arte della Fondazione.

Visite guidate per gruppi organizzati:
Le visite guidate per gruppi organizzati (minimo 10 e massimo 25 partecipanti) sono prenotabili scrivendo a venezia@fsrr.org
La prenotazione deve essere effettuata con almeno dieci giorni di preavviso; il vostro giorno preferito potrebbe non essere disponibile.

L’orario è dalle 10:00 alle 16:00 (ultimo ingresso).
Costi:
– Ingresso e visita guidata in italiano: 350 euro
– Ingresso e visita guidata in inglese: 400 euro

La permanenza sull’isola è limitata alla durata della visita guidata (90 minuti).

INFORMAZIONI PRATICHE
Al momento, l’Isola di San Giacomo non è servita da mezzi pubblici: l’organizzazione del trasporto da e per l’isola è pertanto a cura e spese dei visitatori e delle visitatrici. Nelle giornate di apertura per le visite libere è consentito lo sbarco, ma non l’ormeggio di imbarcazioni private.
Sull’isola non sono disponibili servizio bar e guardaroba.
Si informa che, dal 12 settembre, in concomitanza con la chiusura delle mostre, l’Isola di San Giacomo non sarà più accessibile.


Fanfare/Lament è un’installazione multidimensionale site-specific che nasce dalla relazione di Matt Copson (Oxford, UK, 1992) con l’Isola di San Giacomo e dalla volontà di lavorare con gli agenti naturali del luogo. In particolare, l’artista ha scelto di interagire con le correnti d’aria, immaginando una coreografia diretta dal vento e composta da tre elementi: una serie di sculture volanti che svettano sopra i tetti delle due Polveriere, delle proiezioni laser indoor e una fanfara suonata da un gruppo di musicisti.

Per il progetto, Copson ha ideato due tipologie di sculture volanti, realizzate con aquiloni artigianali che sono stati disegnati e prodotti per l’occasione. La prima raffigura una serie di occhi senza corpo che, guardando dall’alto il pubblico e la laguna, attivano un gioco di sguardi con le persone in visita: gli occhi guardano noi, noi guardiamo loro; l’altra, singola e di dimensioni più ampie, ha la forma di un corpo cavo dal colore nero. Le sculture danzano al ritmo delle correnti del vento, producendo un suono che ricorda il ronzio di uno sciame.

Contemporaneamente, una fanfara commissionata al musicista inglese Oliver Leith viene eseguita all’aperto da un gruppo di sette musicisti, dando il benvenuto al pubblico che arriva sull’isola. La fanfara richiede la nostra attenzione a intervalli regolari: se saremo persi nei nostri pensieri o in una conversazione, le trombe ci riporteranno al momento presente e ci riconnetteranno con il mondo esterno. Così come le sculture a forma di occhi ci invitano a guardare, la fanfara ci chiede di ascoltare.

Infine, all’interno della Polveriera Est quattro animazioni laser danzano sui muri e completano la coreografia. Le pareti sono rivestite con una vernice fosforescente in grado di assorbire la luce e di riemetterla, con una latenza di tempo. Ciò consente ai raggi di lasciare dietro di sé una scia luminosa, come tracce spettrali che indugiano sulle pareti. Nello spazio buio, la luce dei laser assume lo stesso ruolo che il vento ha all’esterno: un agente non umano che, dentro una grande coreografia che attraversa l’isola e le sue forze, esercita un potere su di noi e dirige la nostra attenzione.

L’attenzione è un tema chiave nella pratica di Matt Copson e in questo progetto gioca un ruolo centrale. L’artista ha sempre opposto resistenza alla musealizzazione dell’arte, che nelle sue parole produce “immagini e oggetti morti”. Predilige invece soluzioni più vitali, a partire dall’utilizzo delle animazioni laser, che da tempo utilizza per realizzare le sue installazioni. Se nelle proiezioni tradizionali il movimento è un’illusione creata dalla rapida successione di immagini statiche, i proiettori laser contengono dei motori molto rapidi che, muovendosi, delineano le figure. Perciò, i personaggi animati che ricorrono nelle opere di Copson – una volpe, un bambino, un teschio – sono davvero in movimento e conservano una vitalità propria. Attraverso la luce polarizzata di un raggio laser, vengono continuamente ridisegnati: rincorrendo la propria coda, non completano mai la loro forma e restano in un presente infinito.

Il desiderio di creare un’arte viva ha una stretta relazione con il teatro. Recentemente Copson ha lavorato con Oliver Leith all’opera Last Days, acclamata dalla critica e rappresentata al Linbury Theatre di Londra nel 2025 e nel 2022. Questo interesse risuona anche nel suo progetto per il contesto veneziano, dove le sculture a forma di occhio richiamano necessariamente un’altra forma di teatro: gli sciami di occhi che, durante il carnevale, si muovono per la città dietro le maschere dipinte. Copson è affascinato dall’immagine degli occhi come protagonisti animati del carnevale, ed è proprio il loro potere di attrarre e dirigere l’attenzione che li ha resi, negli ultimi dieci anni, un motivo ricorrente nei suoi quaderni di schizzi e nei suoi disegni.