Lawrence Abu Hamdan. Air Pressure (A diary of the sky)

3 Novembre 2022 – 26 Febbraio 2023

Fondazione Sandretto Re Rebaudengo

Lawrence Abu Hamdan

Air Pressure (A diary of the sky)

The Future Fields Commission in Time-Based Media

A cura di Irene Calderoni and Amanda Sroka

Lawrence Abu Hamdan è il terzo assegnatario della Future Fields Commission in Time-Based Media, un’iniziativa congiunta di Fondazione Sandretto Re Rebaudengo e del Philadelphia Museum of Art a sostegno della creazione di opere innovative nei campi di videoarte, cinema, performance, sound e arte digitale. L’opera commissionata, Air Pressure (A Diary of the sky), è una installazione audio e video che prosegue la ricerca di Abu Hamdan sulla dimensione politica del suono. Attraverso indagini lunghe e rigorose, che raccolgono e analizzano testimonianze, registrazioni e documenti d’archivio, Abu Hamdan crea lavori che denunciano e insieme forniscono le prove di crimini e ingiustizie, spesso perpetrate a danno di individui e comunità che non hanno rappresentanza in contesti legali ufficiali.

L’indagine alla base di Air Pressure (A Diary of the sky) si concentra sullo spazio aereo libanese, specificamente su una condizione di onnipresente e intenso inquinamento acustico che influenza la vita del popolo libanese e che l’artista definisce “violenza atmosferica”. Il cielo del Libano è quotidianamente invaso dai voli militari di una potenza straniera, aerei e droni non autorizzati delle forze di difesa israeliane che esercitano una sorta di occupazione effimera del cielo, una costante pressione dall’alto che causa frequenze acustiche fisicamente e psicologicamente aggressive. I voli sono effettuati in violazione della Risoluzione ONU 1701 del 2006 che pose fine al conflitto militare tra Israele e Libano noto come la Guerra di Luglio. Ed è proprio grazie ai documenti depositati all’ONU che denunciano tali violazioni che l’artista è riuscito a documentare e mappare l’intera traiettoria storica del fenomeno, oltre 22.111 voli non autorizzati di jet, caccia, droni e altri veivoli senza pilota che negli ultimi 15 anni hanno dato vita a una protratta guerra sonora. L’artista la chiama “una bomba lunga”, che non arriva mai ma che con la sua minaccia estende la sua potenza distruttiva indefinitamente.

Attraverso l’analisi di questi dati Abu Hamdan ha prodotto una ricerca originale, che ha reso accessibile pubblicamente sul sito Airpressure.info, incluso in mostra. Il sito è un database interattivo che include sia i documenti presso l’ONU che le testimonianze sull’avvistamento dei voli raccolte attraverso una campagna di citizen journalism attivata dall’artista tramite i social media. Il materiale così raccolto, insieme a riprese effettuate o commissionate dall’artista, è alla base della video installazione Air Pressure (A Diary of the sky). La sceneggiatura si concentra nell’arco di un anno, da maggio 2020 a maggio 2021, e intreccia i dati di rilevazione dei voli a un resoconto cronologico dell’indagine stessa esposto dal private ear Abu Hamdan. Il video è proiettato su uno schermo cucito di tessuto cerato, riecheggiando una memoria sonora evocata nel video, la testimonianza di una sopravvissuta alla Seconda guerra mondiale che paragona il suono del passaggio dei voli militari allo strappo violento di un tessuto, come se il cielo stesso si aprisse, lacerandosi. L’opera di Abu Hamdan sviluppa una narrazione avvincente e sensoriale del concetto di violenza atmosferica, offrendo una riflessione storica e politica sull’impiego del rumore come strumento di espropriazione, condizionamento e controllo.