Backwards Ahead

3 Novembre 2022 – 26 Febbraio 2023

Fondazione Sandretto Re Rebaudengo

La mostra Backwards Ahead presenta un nucleo di lavori parte della Collezione Sandretto Re Rebaudengo che si relazionano con i concetti di tempo, di storia e di prova. Attraverso i linguaggi della scultura, dell’installazione e della fotografia, lə artistə in mostra mettono in discussione la nozione di tempo lineare, su cui poggia la concezione occidentale di storia. Questa visione considera ciò che è “in avanti/ahead” come una sequenza di avvenimenti senza ritorno e ciò che sta “indietro/backwards” come qualcosa di ricostruibile solo tramite una ricerca continua di prove, tracce storiche o giudiziarie, che dimostrino la veridicità degli eventi.

All’interno di Backwards Ahead le prospettive artistiche abbracciano invece una temporalità plurale, composta di anacronismi, ciclicità e dimensioni multiple. In questa realtà alternativa, alcuni lavori affrontano la storia alla luce dello statuto effimero del documento, altri producono remake e contraffazioni, altri ancora istituiscono contro-processi.

Il titolo della mostra è preso in prestito dall’omonima opera dell’artista Kiran Subbaiah, un’installazione a circuito chiuso che coinvolge lə visitatorə in un sistema di controllo in differita, che ribalta le coordinate spazio-temporali di chi la attraversa. I lavori di Simon Starling e di Slavs and Tatars declinano il tempo come ciclo economico-produttivo e come corso destinato a ripetersi in un eterno loop. Liz Glynn, Goshka Macuga, Yinka Shonibare si confrontano con la cultura materiale, le politiche istituzionali e la costruzione dell’identità culturale, attraverso la copia, la falsificazione e il re-enactment del passato. Paul Graham, June Crespo, Josh Kline, Andra Ursuţa adottano un registro forense, inseguono indizi e prove, infine espongono o performano le paradossali funzioni degli organi di controllo e di disciplina.

Attraverso le varie prospettive, le opere presentate in Backwards Ahead tracciano moti circolari e obliqui, avanzano e recedono. In questo continuo movimento, rendono reversibile lo scorrere del tempo, notificano appelli e sentenze, reimmaginano i rapporti di forza tra oppressorə e oppressə.