Isola di San Giacomo: la nuova sede della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo a Venezia

Isola di San Giacomo: la nuova sede della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo a Venezia

la nuova sede della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo a Venezia

Isola di San Giacomo:

la nuova sede della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo a Venezia

Una nuova sede, un nuovo progetto

L’isola di San Giacomo, nella Laguna Nord di Venezia, è la nuova sede della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, istituzione non profit per l’arte contemporanea nata nel 1995. Si aggiunge a quella di Torino, aperta nel 2002 in una zona ex-industriale della città; di Guarene, con Palazzo Re Rebaudengo e il Parco d’arte tra le colline di Langhe e Roero; a quella in Spagna, che non ha ancora una sede stabile ma è presente con le mostre promosse nella capitale dalla Fundación Sandretto Re Rebaudengo Madrid. Come è stato per ognuna di queste sedi, anche l’identità di San Giacomo nasce in stretta relazione con il luogo ed è contraddistinta da un programma unico, in dialogo con il territorio e aperto alla scena dell’arte internazionale e alle rotte culturali che a Venezia si incrociano grazie alle Biennali e alla ricca offerta espositiva delle istituzioni pubbliche e private della città.

Acquistata nel 2018 da Patrizia Sandretto Re Rebaudengo e Agostino Re Rebaudengo da Cassa Depositi e Prestiti, San Giacomo è stata trasformata in un laboratorio innovativo di arte e sostenibilità.

“In questo lembo di terra in mezzo all’acqua” racconta Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, presidente della Fondazione, “ho riconosciuto da subito un posto speciale, adatto a ospitare mostre, opere e residenze, perfetto per assecondare i tempi lenti della ricerca artistica e favorire dialoghi e incontri tra artisti e artiste, teorici e studiosi di tutte le discipline”. Parte integrante del delicato ecosistema lagunare, l’isola è stata ripensata per coltivare e sviluppare sensibilità e pratiche ecologiche. In coerenza con questo proposito, spiega Agostino Re Rebaudengo, presidente di Asja Energy, “San Giacomo è stata salvata dall’abbandono attraverso un Progetto di Recupero che non si è limitato al restauro architettonico ma ha strutturato l’intera isola come un ecosistema di economia circolare”.

Il progetto per l’Isola di San Giacomo intreccia dunque in un’alleanza virtuosa la programmazione culturale della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, con la sua expertise trentennale, alle attività di ricerca sulla sostenibilità di Asja Energy, società benefit attiva da 30 anni nella produzione di energia rinnovabile e nella riduzione delle emissioni di CO₂. I principi della sostenibilità ambientale rafforzano il ruolo fondamentale dell’arte nella promozione della consapevolezza ecologica. L’Isola di San Giacomo è un esempio unico in Italia sul tema della relazione tra biomuseologia e conservazione, in coerenza con le linee d’indirizzo del Ministero della Cultura per la diminuzione dell’impatto ambientale di edifici e siti storici. Si accorda, d’altra parte, con la nuova definizione di museo proposta dall’ICOM nel 2022, un’istituzione “al servizio della società” che, oltre alle missioni tradizionali, “promuove la diversità e la sostenibilità”. 

Un’isola aperta

San Giacomo diventa ora uno spazio di incontro per artisti, studiosi, ricercatori, pubblici dell’arte, cittadine e cittadini. In un contesto in cui molte isole della Laguna hanno progressivamente perso la funzione pubblica, San Giacomo si distingue come un caso virtuoso di recupero ambientale, artistico e culturale.

È un’isola aperta, l’accesso è gratuito e tutti i percorsi e gli ambienti sono stati progettati per essere accessibili anche alle persone con disabilità.

L’apertura continuativa del complesso sarà graduale. San Giacomo sarà inizialmente visitabile durante le inaugurazioni delle mostre, concomitanti con le Biennali di Venezia, e in occasione di visite guidate per gruppi, organizzate su prenotazione. È stata stipulata una convenzione con il Comune di Venezia che prevede una fermata a richiesta a San Giacomo sulla Linea 12 ACTV sulla tratta Murano-Burano. È attualmente in costruzione un molo per l’attracco dei vaporetti.

7 maggio 2026: il programma inaugurale

Accessibile al pubblico per la prima volta nell’aprile 2022 in occasione della performance di Jota Mombaça e poi, due anni dopo, durante la cerimonia benaugurante di Eun Me Ahn, la sede di San Giacomo inaugura ufficialmente il 7 maggio 2026, con un palinsesto molto ricco: Fanfare/Lament (fino al 12 settembre), la personale di Matt Copson, curata da Hans Ulrich Obrist; la collettiva Don’t have hope, be hope! (fino al 12 settembre),con opere della Collezione Sandretto Re RebaudengoIsola di San Giacomo 2022–2026, A Story in Images (fino al 12 settembre) una selezione di scatti dalle campagne fotografiche di Giovanna Silva e di Antonio Fortugno dedicate al cantiere di restauro; il giardino, con le installazioni permanenti di Claire Fontaine,  Mario Garcia TorresHugh HaydenGoshka MacugaPamela RosenkranzThomas Schütte.

Gli spazi all’aperto e gli interni restaurati, guidano gli ospiti e il pubblico alla scoperta dell’isola e della sua storia antica. Le diverse destinazioni, sedimentate nel tempo, sono lasciate affiorare nei nomi degli edifici a cominciare dalle due Polveriere di età napoleonica, oggi trasformate in spazi espositivi con l’auspicio che l’arte possa disinnescare un passato bellico a favore della riflessione critica sul presente. Nelle foresterie, destinate alle residenze, risuona ancora la vocazione hospitale del luogo; la vigna ricorda che qui in passato c’erano frutteti e orti coltivati; i “Grotowski's Trees”  rendono omaggio al regista teatrale, teorico del Teatro povero, che nel 1975, durante la Biennale Teatro, aveva scelto questo luogo inselvatichito per preparare e mettere in scena la piéce Apocalypsis cum figuris.

L’apertura al pubblico avverrà progressivamente. Le modalità di visita e prenotazione saranno comunicate prossimamente.

La storia dell’isola di San Giacomo

Nel cuore della Laguna Nord di Venezia, tra Murano e Burano, esiste un’isola dalla forma quasi quadrata che per secoli ha rappresentato via via un luogo di passaggio, accoglienza, spiritualità e difesa. San Giacomo è un frammento di storia lagunare che attraversa quasi mille anni di vicende umane e architettoniche ed è oggi protagonista di una rinascita che rinnova un’identità con radici ben salde nel passato.

In un contesto lagunare solcato fin dal Medioevo dai commerci tra Venezia e l’alto Adriatico, il Doge Orso Partecipazio Badoer nel 1046 concesse l’isola affinché vi fosse edificato un monastero e un hospitale per i pellegrini, un luogo di sosta aperto ai viandanti e ai naviganti che attraversavano la Laguna. Nei secoli successivi, divenne monastero femminile: le monache cistercensi, insediate qui dal 1238 al 1440, bonificarono i terreni, governarono l’acqua, coltivarono la terra e sperimentarono forme di autosufficienza agricola, segnando uno dei periodi di massimo splendore di questo luogo. Dopo il loro abbandono, intorno al 1440, l’isola cambiò ancora funzione, accogliendo prima un lazzaretto temporaneo e poi un insediamento di frati conventuali minori. Una radicale svolta si ebbe con l’arrivo di Napoleone a Venezia nel 1797, data che segna l’inizio della dominazione napoleonica, a cui seguì, nel corso dell’Ottocento, quella austriaca. Sotto Napoleone, il monastero fu demolito e l’isola di San Giacomo venne trasformata in presidio militare, poi passato nel tempo all’esercito italiano. Le architetture religiose lasciarono spazio a polveriere, depositi di armi e strutture difensive. Dopo il 1961, cessato l’uso militare, l’isola entrò in un lungo stato di abbandono: edifici inghiottiti dai rovi, coperture crollate, rifiuti accumulati, un patrimonio storico e ambientale progressivamente dimenticato.

Soggetta nel tempo anche a fenomeni di erosione, San Giacomo è stata in tempi più recenti oggetto di campagne di scavo e di ricerca che hanno riportato alla luce reperti e strutture medievali, offrendo dati preziosi sulla vita monastica e sull’evoluzione d’uso degli spazi.