Ian Cheng

Emissary in the Squat of Gods

23 aprile 2015 – 11 ottobre 2015

Fondazione Sandretto Re Rebaudengo

A cura di Hans Ulrich Obrist

Il lavoro di Ian Cheng esplora la natura della mutazione e la capacità umana di relazionarsi con il cambiamento. Nelle sue simulazioni, oggetti dall’aspetto familiare sono programmati secondo alcune proprietà di base, e lasciati a influenzarsi vicendevolmente all’infinito, senza controllo autoriale. Ne risultano comportamenti spesso imprevedibili, che si combinano e si smontano in un ecosistema virtuale. Modellazione algoritmica, game design e principi di improvvisazione informano il lavoro di Cheng; queste tecnologie impiegano le abitudini e la dignità umane come materiale grezzo per una mutazione. Cheng concepisce le sue simulazioni come una sorta di ginnastica neurologica, in cui l’arte diventa un mezzo per mettere deliberatamente alla prova i sentimenti di confusione, ansia e dissonanza cognitiva che accompagnano i momenti di cambiamento.

Emissary in the Squat of Gods, 2015, è il primo episodio di una nuova serie di lavori dedicati alla storia dell’evoluzione cognitiva, passata e futura. Ispirato ai controversi scritti dello psicologo americano Julian Jaynes, il lavoro si basa sulla premessa che gli antichi non avessero coscienza. Durante i momenti di forte stress, l’essere umano pre-cosciente avrebbe sperimentato allucinazioni uditive indotte dall’emisfero destro del cervello, riconducibili a figure autoritarie – genitori, governatori, personaggi pubblici – che l’avrebbero spinto a reagire contro l’ignoto. Col passare del tempo queste voci divine hanno fallito nel rispondere alla complessità di un mondo in evoluzione, lasciando il posto a un’altra imperfetta tecnologia decisionale: la coscienza.

Emissary in the Squat of Gods è composto da due forme contraddittorie: la simulazione di un’antica popolazione che affronta una minaccia geologica, e il racconto in chiave deterministica dell’emergere della coscienza di un emissario. Costretti ad abitare lo stesso paesaggio, le due forme minacciano costantemente di destabilizzarsi e modificarsi a vicenda. In questo modo, una storia può eludere la struttura tradizionale e rimandare all’infinito la sua conclusione. Le necessità narrative possono trasformare le simulazioni in sequenze stabili governate dal caos. Un’improvvisa configurazione emozionale può crescere dentro di noi, o senza di noi.

 

Biografia

Ian Cheng è nato a Los Angeles nel 1984. Vive e lavora a New York. Mostre personali: Real Humans (con Wu Tsang e Jordan Wolfson), Kunsthalle Düsseldorf, 2015; La Triennale di Milano, 2014; Baby ft. Bali, Standard, Oslo, 2013; Entropy Wrangler, Off Vendome, 2013; This Papaya Tastes Perfect, Formalist Sidewalk Poetry Club, 2011. Mostre collettive: Biennale di Taipei, 2014; Biennale di Lione, 2013; ProBio, MoMA PS1, 2013; A Disagreeable Object, Sculpture Center, 2012.