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SUMMARY:Let’s Talk. Percorsi di visita in mostra
DESCRIPTION:Let’s Talk. Percorsi di visita in mostra\nSabato 7 gennaio 2023 \nLe mediatrici culturali d’arte della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo propongono una serie di appuntamenti aperti a tuttə\, pensati per piccoli gruppi di visitatorə. Sarà possibile visitare insieme lo spazio espositivo\, approfondire i temi della mostra e la ricerca dell’artista\, condividendo un’esperienza caratterizzata dal consueto approccio dialogato della mediazione.\nI Let’s Talk sono ideati e condotti nell’ambito della mostra personale Air Pressure (A diary of the sky) dell’artista libanese Lawrence Abu Hamdan\, la collettiva Backwards Ahead con opere della Collezione\, la personale Eyelids\, Towards Evening di Victor Man e Liquid Transfers dell’artista portoghese Diana Policarpo. \nTutti gli incontri iniziano alle ore 16.00 e durano circa un’ora e mezza. \nLa partecipazione è gratuita con il biglietto mostra\, si consiglia la prenotazione al numero 0113797631 oppure scrivendo a biglietteria@fsrr.org con oggetto “Let’s Talk”.
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SUMMARY:“Eredi Boggiano” di Cristiano Berti
DESCRIPTION:La Fondazione Sandretto Re Rebaudengo\, il 12 gennaio 2023\, alle 18\, presenta il libro Eredi Boggiano di Cristiano Berti\, edito da Quodlibet e vincitore dell’Italian Council (X edizione\, 2021). L'autore dialogherà con la critica d’arte Gabi Scardi.  \nEredi Boggiano (Quodlibet\, 2022) è un libro d’artista privo di immagini\, concepito da Cristiano Berti\, assieme a un’installazione e a un video\, all’interno del progetto Cicli futili Boggiano. Al centro della storia sono le conseguenze dell’arrivo a Cuba del savonese Antonio Boggiano\, sbarcato sull’isola alla fine del XVIII secolo e nel tempo divenuto proprietario di schiavi.\nSecondo il diritto consuetudinario vigente nelle colonie spagnole\, alla persona fatta schiava veniva automaticamente dato il cognome del padrone. Il libro\, dopo aver ricostruito la biografia di questo antico emigrante\, rivolge l’attenzione ai suoi molti schiavi e alle loro discendenze\, ossia alla sua sorprendente e conturbante eredità cubana.\nL’incontro metterà in luce\, e in discussione\, i presupposti e le scelte compiute dall’autore nel concepire questo lavoro ibrido\, che congiunge ricerca storica e arte visiva. \nProgetto sostenuto dall’Italian Council (2021)\, Direzione Generale Creatività Contemporanea\, Ministero della Cultura\ncoordinamento Altroquale partner Abamc edizioni Quodlibet comunicazione Culturalia \n--- \nLa struttura del libro è data da dodici capitoli seguiti da un’ampia sezione di fonti documentarie. Chiude il libro la conversazione con il critico d’arte e autore Seph Rodney\, sull’arte e la rappresentazione e memoria della schiavitù di cui citiamo un passaggio: “La questione al centro di questo libro e del progetto artistico nel suo complesso è cosa fare di ciò che abbiamo ricevuto\, sia che stiamo occupandoci del gruppo dei Boggiano\, di te scrittore e interprete di una determinata storia\, di un certo giallo storico e della cultura italiana che fa da cornice al suo mistero\, e di me\, erede di un ambiguo e disturbante lascito caraibico. (…) Tu hai cercato nel mistero dei Boggiano il materiale per un più ampio discorso su cosa siano i Caraibi. Trovo prezioso che tu abbia rivelato questa segreta storia di imprenditorialità\, viaggi\, sfruttamento\, schiavismo\, ambizione\, mescolanza di etnie e culture\, inesausta ricerca di auto-determinazione. Ti sei chiesto cosa farne\, e hai risposto da ricercatore desideroso di dare alla storia una forma leggibile e comprensibile per il pubblico. E ti sei chiesto cosa farne come artista\, districando fili nascosti e curiosi della storia dei Boggiano per vederli caricarsi di significato sul piano di una azione creativa. Hai detto: “l’arte è dare un senso alle cose\, all’esistenza\, attraverso ciò che non serve”. \nCristiano Berti (Torino\, 1967) è un artista visivo; vive e lavora a Jesi. Adopera principalmente i medium della fotografia\, del video e dell’installazione. Tra le personali: Uqbar\, Berlino (2017); Villa Croce Museo d'Arte Contemporanea\, Genova (2015); Alert Studio\, Bucarest (2014); Mole Vanvitelliana\, Ancona (2012); P74 Center\, Lubiana\, Slovenia (2010); Stanica\, Zilina\, Slovacchia (2008); Carbone.to\, Torino (2006\, 2003\, 2000). Tra le collettive: Paridad Jojaha (3a Bienal Intern. de Asunción\, 2020); Récits des Bords de l’Eau (4me Biennale Intern. de\nCasablanca\, 2018); Black Disguises (Museum of Modern and Contemporary Art\, Rijeka\, 2017); Residual (New Art Exchange\, Nottingham\, 2015); Overlapping Biennial (5th Biennial of Young Artists\, Bucarest\, 2012); Roma-Sinti-Kale-Manush (Autograph ABP\, Londra\, 2012); Da Guarene all'Etna (Fond. Sandretto Re Rebaudengo\, Guarene\, 2009); Artist-Citizen (49th October Salon\, Belgrado\, 2008); Speaking Volumes (Holter Museum of Art\, Helena\, US\, 2008); Sexwork (NGBK\, Berlino\, 2006); BIG 2002\, 2.a Biennale Internazionale di Torino (2002). Insegna all’Accademia di Belle Arti di Macerata.
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SUMMARY:Capsule del Tempo  | Laboratorio per famiglie
DESCRIPTION:Che cos’è il tempo? Dove si mostra o si nasconde nelle opere della mostra Backwards Ahead ? Che rapporto c’è tra passato\, presente e futuro? Come immaginiamo il 2023? E il 2050? \nIn laboratorio costruiremo delle capsule del tempo\, per raccogliere ricordi e eventi importanti da riscoprire nel futuro. Decideremo cosa vogliamo conservare: il ricordo di un momento speciale\, un’immagine\, un oggetto\, una fotografia\, un nome\, una parola\, una canzone. Personalizzeremo la nostra capsula e la sigilleremo. La chiusura è un vero e proprio rituale\, una piccola cerimonia. Infine\, scriveremo sulla capsula del tempo la data di chiusura e quella di apertura\, ma attenzione! Non si può riaprire la capsula del tempo prima del giorno deciso insieme. Resistere alla tentazione di aprirla non sarà facile\, ma l’attesa e la pazienza fanno parte del gioco! \nInformazioni\nQuando: domenica 22 gennaio dalle 16.30 alle 18.30.\nCosto: 5 euro a bambinə\, gratuito per un massimo di due adulti che accompagnano e per chi possiede la tessera Abbonamento Torino Musei.\nAttività dedicata a famiglie con bambinə dai 4 ai 12 anni. \nPrenotazioni\nPer prenotare dal lunedì al venerdì\, dalle 10.00 alle 18.00 telefonare a 011-3797631 o scrivere a dip.educativo@fsrr.org\, mentre il sabato e la domenica\, dalle 12.00 alle 19.00 sono attivi il numero 011-3797624 e la mail biglietteria@fsrr.org.
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SUMMARY:Bello\, sembra un quadro. Controstoria dell'arte di Francesco Bonami
DESCRIPTION:La Fondazione Sandretto Re Rebaudengo\, il 25 gennaio\, alle 18.30\, presenta il libro "Bello\, sembra un quadro. Controstoria dell'arte" (Feltrinelli) di Francesco Bonami. L'autore dialogherà con Luca Beatrice.\nIngresso libero fino ad esaurimento posti. Si consiglia la prenotazione mandando una mail a rsvp@fsrr.org \nLa pittura\, dall’inizio del Novecento\, è sempre stata in pericolo di essere ammazzata ma alla fine non c’è mai riuscito nessuno. Francesco Bonami\, critico e curatore di fama internazionale\, ci delinea un racconto esilarante dell’ossessione della pittura\, dalla Mesopotamia agli artisti concettuali. \nPerché stimati professionisti\, cantanti famosi in tutto il mondo\, attori considerati simili a dèi\, designer di moda\, musicisti\nche riempiono sale di concerto\, politici che hanno in mano le sorti di intere nazioni\, perché decidono di prendere in mano\nun pennello nel tentativo\, molto spesso fallimentare\, di diventare pittori? Perché anche lo street artist più famoso del\nmondo\, Banksy\, alla fine non resiste a rimanere per strada e si mette davanti a una tela come qualsiasi artista\nconvenzionale? Perché anche un videoartista come Bill Viola che fa fare la fila ogni volta che c’è una sua mostra alla\nfine vorrebbe essere un pittore? Questo libro è un viaggio dentro l’irresistibile desiderio di fare un quadro e l’insostituibile\nspazio che è un quadro. Cosa c’è di tanto rassicurante in pochi centimetri di tela bianca e cosa c’è di così magnetico da\nattrarre milioni di individui a sbizzarrirsi nel creare inguardabili schifezze e\, raramente\, incredibili capolavori?\nCon i nuovi universi virtuali\, digitali e immaginari che ormai fanno parte della realtà\, oggi l’ansia non ce la dà più il tramonto\nalle spalle del Ponte Vecchio a Firenze ma il video manipolato su YouTube o su Instagram. E da questo abisso inimmaginabile\ndi artificialità ci proteggiamo rifugiandoci nell’artificialità conosciuta e classica della pittura\, che a confronto con le\ncreazioni digitali è familiare come la minestra della nonna o il salotto con i centrini sulle poltrone delle vecchie zie. Così\,\ndavanti a immagini che non riusciamo a domare e incasellare dentro la nostra testa\, l’unica esclamazione che ci può\nsalvare è: “Bello\, sembra un quadro”.
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SUMMARY:L’amavo troppo e le ho sparato | Workshop aperto a tuttə
DESCRIPTION:Ore 16.30 \nL’amavo troppo e le ho sparato è un progetto ideato da Irene Pittatore e Isabelle Demangeat\, che porterà alla realizzazione di un quaderno d’artista interattivo e transmediale\, utile a favorire il riconoscimento delle radici culturali della violenza di genere e delle sue manifestazioni\, per imparare a contrastarle.  \nUn primo passo verso la creazione di questo quaderno è il workshop che si terrà sabato 28 gennaio 2023\, aperto alla partecipazione di tuttə.  \nIl workshop ospiterà un focus group costituito da donne che hanno subito abusi\, espertə in arte\, antropologia\, sociologia\, psicologia\, medicina\, diritto internazionale\, per la messa a punto dei contenuti di L’amavo troppo e le ho sparato.  \nInoltre\, l’incontro offrirà al pubblico la possibilità di confrontarsi con alcuni importanti contenuti storici del progetto: stralci d’archivio internazionali tratti da processi per femminicidio e articoli di giornale a partire dal 1847. Questi stralci\, stampati con un carattere tipografico a punto croce su grandi tessuti\, costituiranno la base di lavoro per un ricamo collettivo\, volto a rendere evidente l’attualità e la diffusione dell’esperienza quotidiana della violenza di genere e dare vita a un’azione corale di consapevolezza\, solidarietà e lotta a paradigmi culturali iniqui e patriarcali.  \nPer approfondimenti sul progetto: https://www.eppela.com/lamavotroppo  \nSabato 28 gennaio 2023\, dalle 16\,30 alle 19\nL’amavo troppo e le ho sparato\nun workshop dell'artista Irene Pittatore\nin collaborazione con la formatrice Isabelle Demangeat\, la curatrice Tea Taramino e lo staff di progetto\nLa partecipazione è gratuita\, la prenotazione è obbligatoria.\nPer informazioni e iscrizioni: accessibilita@fsrr.org 
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