Kapwani Kiwanga

Afrogalactica

13 aprile 2017 – 28 maggio 2017

Fondazione Sandretto Re Rebaudengo

La Fondazione Sandretto Re Rebaudengo presenta The Institute of Things to Come, un centro di ricerca temporaneo sul futuro che da Febbraio a Settembre 2017 proporrà un ciclo di quattro mostre personali collegate a un programma di formazione. The Institute of Things to Come è realizzato con il sostegno della Compagnia di San Paolo nell’ambito del bando ORA! Linguaggi contemporanei produzioni innovative.

Per il secondo capitolo del progetto, l’artista Kapwani Kiwanga presenta Afrogalactica (2011–in corso), un racconto epico dell’ Afronaut Odissey. Combinando fatti storici a dati di finzione, l’artista impiega una metodologia simile a quella della ricerca antropologica. Spaziando tra video, suono e performance, Kiwanga realizza lavori che rivisitano il passato, creando nuove storie da prospettive soggettive, storytelling, fantascienza e cultura popolare.

L’opera Afrogalactica si presenta come un complesso organismo di elementi eterogenei, dal quale emergono storie differenti. Questa ricerca a lungo termine combina riferimenti a varie forme contemporanee di cultura popolare e accademica, ponendo al centro dell’indagine l’Afrofuturismo, un fenomeno culturale al quale è spesso associato il musicista jazz Sun Ra. Per la sua mostra alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Kapwani presenta un’installazione multiforme, nella quale oggetti, testi e video interviste con scienziati e musicisti si legano al fine di dare inizio al progetto di rimpatrio di Sun Ra al suo pianeta natale, Saturno. Durante l’inaugurazione della mostra, inoltre, Kiwanga conduce la performance-lecture Afrogalactica: brief history of the future nella quale impersona un antropologo proveniente dal futuro: utilizzando il linguaggio ed i codici di comportamento delle presentazioni accademiche, Kiwanga prende spunto da riferimenti alla storia e alla cultura recenti, per riferire della nascita della neonata Agenzia Spaziale degli Stati Uniti d’Africa.

Nei giorni precedenti la mostra l’artista ha condotto, in collaborazione con la scrittrice e curatrice Mirene Arsanios, il workshop dal titolo Future ruins: reading the city, writing its future che esplora metodologie di scrittura speculativa, come strumento per la proiezione e l’immaginazione di nuovi futuri. La storia e l’architettura della città di Torino saranno fonte d’ispirazione per condurre discussioni sulla realtà urbana locale, e il modo in cui questa potrebbe essere re-immaginata e ri-scritta. I partecipanti sono stati invitati a proporre storie alternative sul futuro della città, con il fine di riscriverne una guida alternativa. I partecipanti selezionati al workshop: Yulya Besplemennova, Vincent Ceraudo, Cedric Fauq, Jaime Gonzalez Cela y Manuela Pedron Nicolau, Aoibheann Greenan, Marenka Krasomil, Alice Pedroletti, Giulio Squillacciotti, Ambika Thompson, Saul Williams.