Capriccio 2000

15 aprile 2019 – 15 settembre 2019

Fondazione Sandretto Re Rebaudengo

Capriccio 2000
Mostra che conclude la Residenza per giovani curatori
15 aprile – 15 settembre 2019
15 aprile, ore 19 Inaugurazione e performance di Michele Rizzo, HIGHER xtn. (redux#5)

Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino

Artisti in mostra: Dafne Boggeri, Caterina De Nicola, Andrea De Stefani, Lorenza Longhi, Andrea Magnani, Michele Rizzo, Giuliana Rosso

A cura di Rosa Tyhurst, Jeppe Ugelvig, Hannah Zafiropoulos
Residenza a cura di Lucrezia Calabrò Visconti

La Fondazione Sandretto Re Rebaudengo presenta la mostra Capriccio 2000. Visitabile dal 15 aprile al 15 settembre 2019, la mostra conclude la tredicesima edizione della Residenza per giovani curatori. I tre curatori selezionati per questa edizione sono Rosa Tyhurst, Jeppe Ugelvig, Hannah Zafiropoulos.

In musica, per capriccio si intende una composizione di forma varia e libera rispetto al ritmo e allo stile. In pittura, il termine fa riferimento a fantasie architettoniche in cui coesistono edifici e rovine archeologiche di matrici geografiche e temporali diverse, riunite a formare paesaggi fittizi eppure al tempo stesso plausibili. A partire da queste sfumature di significato, la mostra Capriccio 2000 attraversa l’insieme delle culture della musica dance elettronica nell’Italia al volgere del nuovo millennio – particolarmente il genere hardcore – proponendone un paesaggio sensoriale: uno scenario composto di tinte al neon, gestualità ritualizzate e corpi indolenti, disseminati tra i detriti della vita suburbana.

Sono svariati gli esempi di culture legate al clubbing e ai rave che in passato sono state canonizzate come spazi di resistenza. L’arrivo dell’hardcore negli anni ‘90 introduce invece un’estetica assai più nebulosa e nichilista. Strettamente legato al consumo di massa fin dai suoi esordi, l’hardcore è ben presto diventato uno dei linguaggi musicali più popolari dei primi anni 2000, diffondendosi capillarmente tra le varie scene giovanili di tutta Europa. Considerato dai più un genere dalle scarse pretese intellettuali e per lo più folcloristico, l’hardcore è espressione di un momento culturale del tutto peculiare scaturito da geografie europee spesso ignorate.

Focalizzandosi sulle periferie — percorrendo idealmente un’autostrada che dal torinese porta ai quartieri suburbani di Roma, attraversando Bergamo e Brescia – la mostra si relaziona con la cultura giovanile propria dei paesaggi post-industriali italiani. Tali spazi non centralizzati arrivarono a sviluppare la cultura dominante di quel periodo, sotto l’influenza di tendenze che venivano filtrate dalle città del nord Europa per sviluppare al contempo linguaggi locali distintivi e idiosincratici.

All’interno della mostra il concetto di capriccio è adottato come metodo di assemblaggio creativo di vari elementi, scelti per le loro qualità estetiche e sensibilità impressionistiche, piuttosto che per la loro pretesa di rappresentare una verità. Ripreso dal titolo dell’installazione di uno degli artisti in mostra, Andrea De Stefani, Capriccio 2000 abbraccia una diversità di approcci e metodologie, dall’incontro diretto con storie proprie della musica dance elettronica nel lavoro di Michele Rizzo, ai paesaggi più astratti ed evocativi dell’opera video di Dafne Boggeri LIANE, fino alla gioventù abulica e svogliata ritratta negli intimi dipinti di Giuliana Rosso.

Attraverso il vocabolario visivo di una generazione di artisti Italiani attivi oggi in Italia e in Europa, il progetto espositivo esplora come topoi culturali e simboli si svuotino e mutino di significato attraverso il tempo e lo spazio, riecheggiando per colori, ritmi e materialità. Concepito con un insieme immersivo, il percorso espositivo mette in primo piano l’esperienza sensoriale per incarnare l’umore e lo spirito distintivi di quel periodo storico.

La mostra segna anche il lancio di una pubblicazione, concepita come un’antologia che riunisce testi poco conosciuti sulle culture della musica dance elettronica in Italia e in Europa. La pubblicazione, progettata da Studio Temp, include contributi di Federico Chiari, Riccardo Balli, Valerio Mattioli e Alberto Guerrini (Gabber Eleganza), unitamente a quelli degli artisti in mostra.

La mostra rientra nell’ambito di Grand Tour Contemporaneo, programma di mostre ed eventi dedicati all’arte contemporanea italiana promosso dal Comitato Fondazioni Arte Contemporanea.

Residenza per giovani curatori
La Fondazione Sandretto Re Rebaudengo promuove da tredici anni il programma di residenze per giovani curatori, dal 2018 coordinata da Lucrezia Calabrò Visconti. Il progetto si pone il duplice obiettivo di sviluppare le capacità professionali e intellettuali di giovani curatori e quello di promuovere l’arte contemporanea italiana in ambito internazionale. Se dal punto di vista immediato l’iniziativa risulta quale laboratorio sperimentale per le pratiche curatoriali, il contatto di professionisti internazionali con giovani artisti in Italia ha lo scopo di creare un network che diffonda la conoscenza della scena artistica italiane in maniera indiretta. La residenza si pone come trait d’union tra la fine del percorso educativo e l’ingresso nel mondo della professione ed è strutturata come attività didattica semi-autonoma con una serie di incontri formativi e di attività di supporto. La residenza è organizzata con il sostegno della Compagnia di San Paolo. La residenza dura tre mesi e si conclude con una mostra di artisti italiani presso la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo. Il programma della residenza è formulato al fine di agevolare la ricerca della scena artistica italiana. La preparazione della mostra è preceduta da incontri con artisti e galleristi, dallo studio di materiale bibliografico, da viaggi e visite a musei di Milano, Venezia, Roma, Bologna, Napoli, Palermo, oltre che a collezioni private.